Descrizione ed obiettivi

Ho deliberatamente scelto di giocare sui campi semantici caratterizzanti queste due parole, apparentemente agli antipodi, perché credo che, se si individuano determinate sfumature, possano risultare compatibili; ritengo infatti che entrambi gli aggettivi riflettano gli obiettivi programmatici e valoriali di questo blog: da un lato il desiderio di incentivare e di valorizzare la contaminazione, nel senso di commistione, pluralismo e molteplicità, di idee, pensieri e competenze: sono infatti dell’opinione che il confronto possa impreziosire le proprie posizioni e, talvolta, persino indurne un mutamento radicale; dall’altro, l’impegno a rendere questo blog uno spazio incontaminato, cioè puro, quindi libero, perché è esattamente tramite la libertà che si esaltano l’eteromorfismo e l’interazione. È proprio in ossequio a questi principi che ho scelto di rendere partecipi di questo progetto anche altre persone, non certo badando all’affinità delle loro posizioni, bensì selezionandole in base all’incommensurabile stima che nutro nei confronti di ciascuno di loro. A queste persone garantisco una libertà di espressione illimitata, formale tanto quanto sostanziale, che sfocia anche nel diritto (ci mancherebbe altro!) di non esprimersi per nulla: infatti, ritengo che soltanto prendendo le mosse dalla spontaneità e dalla naturalezza si sia in grado di apportare dei contributi di tangibile rilievo, che possano arricchire la comunità.

martedì 18 giugno 2024

VERTIGINE

Incredibile quanto sia sottile il confine tra calma e turbamento.

Gli equilibri si spostano velocemente.          Colpa di tempi infelici che non hanno pazienza. Colpa di un'età irrequieta che per antonomasia trova il forte bisogno di esprimersi pel tramite della rivoluzione.                                              Colpa  probabilmente anche di un perenne conflitto interiore che, senza mai sfociare in una vera e propria guerra civile e autolesionista, trova comunque il modo di non tacere mai e di ribollire nei meandri della mente.

Il mio essere incredibilmente contraddittorio che sfocia nel recuperare la più grande lucidità solo nei momenti di maggior disordine. 

E questo mio dualismo, che si riflette in ogni cosa che faccio, porta con sé il gran pregio d'essere la mia più grande costante, specialmente nei momenti di maggior inerzia. 

Quella contraddittorietà che è, forse per natura, il contraltare del sapersi mettere sempre in discussione. Il sintomo più evidente di una curiosità, probabilmente esasperata, nel volersi scoprire, mettersi a nudo anche di fronte a se stessi. Un certo bisogno di scoprire le proprie meschinità prima che lo facciano gli altri per me.

O ancora il desiderio di sperimentare il fallimento, tuttalpiù di sfiorarlo al fine unico ed esclusivo di vedere fin dove la sorte è dalla mia parte e quando, invece, si rende necessario il mio impegno.

Questo mio equilibrio farlocco che come un ponte io costruisco e disfo sotto i miei piedi. Avere il brivido di cadere senza mai farlo. Farsi trasportare dalla corrente e rinsavire subito prima di essere troppo a largo.

E ogni tanto mi faccio prendere un po' troppo la mano e quello che era un gioco, per certi versi anche puerile, diventa una sfida che rischia di capitolare in drammatici risvolti. 

E, invece, sono sempre lì con la mia sbalorditiva capacità di galleggiare. E mi interrogo s'io abbia osato abbastanza o se ancora una volta mi sia semplicemente fermato per tempo.

E non soddisfatto sto già cercando di scoprire nuovi limiti e confini, pronto a spingermi sempre più in là come un Odisseo, incapace di gratificarsi e di accettare che possa mai concludersi l'esplorazione dell'io conoscibile. 

martedì 11 giugno 2024

LIBERTÀ

Ha senso provare a descrivere cosa si percepisce quando si è liberi?

Potrei anche provare a spiegare cosa vuol dire respirare a pieni polmoni e il senso di leggerezza quando si butta fuori tutta l'aria.

Per farvi capire cosa significa dovrei chiedervi di ascoltare le risate di cuore che si fanno con un amico.

Dovrei suggerire di levare gli occhiali e di guardare l'azzurro del cielo, il verde delle foglie. Vi inviterei a sfidare il sole e a guardarlo dritto negli occhi.

Forse aiuterebbe il buttarvi nell'erba, rotolarvici dentro, o meglio ancora farvi un bagno nell'acqua fredda del mare.

Magari si potrebbe prendere un treno e scendere solo quando ce lo si ricorda.

Vi direi di parlare con la prima persona che passa, di amarla, apprezzarla e di lasciarla andare per la sua strada senza troppi struggimenti.
E consiglierei di non odiare perché tanto si perde solo tempo ed energia.

Ma non vi dirò nulla perché tanto non sono in grado di descrivere il mio senso di libertà. 

martedì 4 giugno 2024

STORIA DI UNA DEBACLE

È del resto indiscutibile che non tutte le storie debbano avere un lieto fine.

Non per questo, però, mi sento di rinnegare quelle vicende che oltremodo hanno portato con sé più oneri che onori.

Sarà forse l'ottuso ottimismo che mi contraddistingue e che da sempre mi appartiene, ancorché sfumato da sardonica ironia, a portarmi  inevitabilmente a questa soluzione.

È innegabile che l'amarezza sia resa protagonista nel momento in cui si vedono infrangersi tutte quelle aspettative che, seppure attenuate da una certa disillusione, sono frutto sano e legittimissimo di quegli sforzi e di quelle fatiche che con caparbietà sono stati compiuti in nome di un obiettivo, il quale, silenziosamente e con non poca mestizia, si è infine detto abdicato, impossibile, irraggiungibile.

Perché solo una volta che il castello è stato definitivamente assediato e spogliato di tutti i suoi vessilli risulta lampante la sconfitta.

Eppure sempre quell'ottuso ottimismo mi porta ancora una volta a riflettere.

È errato perire pur di perorare persistentemente il proprio proposito (scusate se ho voluto darmi un tono con una banale allitterazione)?

Non so quale sia la risposta e mi rendo conto che molti mi darebbero del pazzo, e a maggior ragione sapendo che la sconfitta era citofonata, anacronistica.

Ciò nonostante non mi sento di non accoglierne il peso e di sobbarcarmene la gravosità.

Non sarebbe stato peggio accettare subito la disfatta?

Non vale forse la pena di aggrapparsi a quel briciolo di speranza, frutto forse dell'illusione cui ci si è piegati?

Quella speranza che era in grado di scrivere pagine fantasiose che consentivano di evadere da una realtà non tanto equa e un poco antisportiva e di poter, ancora una volta, sognare nonostante tutto.  

Folgore

 Si torna sempre lì, a desiderare mondi che non ci sono più.  A interrogarci se davvero facciamo parte di ciò che ci circonda. Come sarebbe ...