Descrizione ed obiettivi

Ho deliberatamente scelto di giocare sui campi semantici caratterizzanti queste due parole, apparentemente agli antipodi, perché credo che, se si individuano determinate sfumature, possano risultare compatibili; ritengo infatti che entrambi gli aggettivi riflettano gli obiettivi programmatici e valoriali di questo blog: da un lato il desiderio di incentivare e di valorizzare la contaminazione, nel senso di commistione, pluralismo e molteplicità, di idee, pensieri e competenze: sono infatti dell’opinione che il confronto possa impreziosire le proprie posizioni e, talvolta, persino indurne un mutamento radicale; dall’altro, l’impegno a rendere questo blog uno spazio incontaminato, cioè puro, quindi libero, perché è esattamente tramite la libertà che si esaltano l’eteromorfismo e l’interazione. È proprio in ossequio a questi principi che ho scelto di rendere partecipi di questo progetto anche altre persone, non certo badando all’affinità delle loro posizioni, bensì selezionandole in base all’incommensurabile stima che nutro nei confronti di ciascuno di loro. A queste persone garantisco una libertà di espressione illimitata, formale tanto quanto sostanziale, che sfocia anche nel diritto (ci mancherebbe altro!) di non esprimersi per nulla: infatti, ritengo che soltanto prendendo le mosse dalla spontaneità e dalla naturalezza si sia in grado di apportare dei contributi di tangibile rilievo, che possano arricchire la comunità.

martedì 4 giugno 2024

STORIA DI UNA DEBACLE

È del resto indiscutibile che non tutte le storie debbano avere un lieto fine.

Non per questo, però, mi sento di rinnegare quelle vicende che oltremodo hanno portato con sé più oneri che onori.

Sarà forse l'ottuso ottimismo che mi contraddistingue e che da sempre mi appartiene, ancorché sfumato da sardonica ironia, a portarmi  inevitabilmente a questa soluzione.

È innegabile che l'amarezza sia resa protagonista nel momento in cui si vedono infrangersi tutte quelle aspettative che, seppure attenuate da una certa disillusione, sono frutto sano e legittimissimo di quegli sforzi e di quelle fatiche che con caparbietà sono stati compiuti in nome di un obiettivo, il quale, silenziosamente e con non poca mestizia, si è infine detto abdicato, impossibile, irraggiungibile.

Perché solo una volta che il castello è stato definitivamente assediato e spogliato di tutti i suoi vessilli risulta lampante la sconfitta.

Eppure sempre quell'ottuso ottimismo mi porta ancora una volta a riflettere.

È errato perire pur di perorare persistentemente il proprio proposito (scusate se ho voluto darmi un tono con una banale allitterazione)?

Non so quale sia la risposta e mi rendo conto che molti mi darebbero del pazzo, e a maggior ragione sapendo che la sconfitta era citofonata, anacronistica.

Ciò nonostante non mi sento di non accoglierne il peso e di sobbarcarmene la gravosità.

Non sarebbe stato peggio accettare subito la disfatta?

Non vale forse la pena di aggrapparsi a quel briciolo di speranza, frutto forse dell'illusione cui ci si è piegati?

Quella speranza che era in grado di scrivere pagine fantasiose che consentivano di evadere da una realtà non tanto equa e un poco antisportiva e di poter, ancora una volta, sognare nonostante tutto.  

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