Descrizione ed obiettivi

Ho deliberatamente scelto di giocare sui campi semantici caratterizzanti queste due parole, apparentemente agli antipodi, perché credo che, se si individuano determinate sfumature, possano risultare compatibili; ritengo infatti che entrambi gli aggettivi riflettano gli obiettivi programmatici e valoriali di questo blog: da un lato il desiderio di incentivare e di valorizzare la contaminazione, nel senso di commistione, pluralismo e molteplicità, di idee, pensieri e competenze: sono infatti dell’opinione che il confronto possa impreziosire le proprie posizioni e, talvolta, persino indurne un mutamento radicale; dall’altro, l’impegno a rendere questo blog uno spazio incontaminato, cioè puro, quindi libero, perché è esattamente tramite la libertà che si esaltano l’eteromorfismo e l’interazione. È proprio in ossequio a questi principi che ho scelto di rendere partecipi di questo progetto anche altre persone, non certo badando all’affinità delle loro posizioni, bensì selezionandole in base all’incommensurabile stima che nutro nei confronti di ciascuno di loro. A queste persone garantisco una libertà di espressione illimitata, formale tanto quanto sostanziale, che sfocia anche nel diritto (ci mancherebbe altro!) di non esprimersi per nulla: infatti, ritengo che soltanto prendendo le mosse dalla spontaneità e dalla naturalezza si sia in grado di apportare dei contributi di tangibile rilievo, che possano arricchire la comunità.

lunedì 1 dicembre 2025

Folgore

 Si torna sempre lì, a desiderare mondi che non ci sono più. 

A interrogarci se davvero facciamo parte di ciò che ci circonda.

Come sarebbe il mondo se non avessimo mai smesso di sognare? Se non l'avessimo mai conosciuto veramente.

Guariremo dalla malattia della frenesia?

La guerra della brevità distrugge l'arte della contemplazione, l'amore per il complesso, la bellezza della normalità, lenta e compassata.

Sento di non avere spazio per fermarmi. E mi domando in cosa mi permetto di esistere, in un tempo in cui sembra che nulla mi appartenga.

Folgori di passione fanno rinsavire la mente, strappandola alla mediocrità che l'attraversa. Ma poi, beffardi, scompaiono portando tutto con sé, non lasciano nulla sul loro cammino. 

E allora si torna sempre lì, a chiedersi se esista una via di fuga da questa gabbia. 

A domandarsi se nei nostri pensieri, almeno in quelli, esistiamo ancora.

mercoledì 19 novembre 2025

LACRIME DI EUNOÉ

Mi sono reso conto ad un certo punto che quello che mancava era un riferimento. 

Nel mio girovagare ero andato a sbattere contro dure realtà. Un colpo così forte da stordirmi. 

Allora ho cominciato a dimenticare. E più dimenticavo più perdevo me stesso. Sono arrivato anche a pensare che in fin dei conti siam fatti per star soli. Ho perseguito quella strada. Ho cercato la solitudine. Ma così facendo mi sono snaturato.

Eppure non son stato del tutto incosciente, privo di me. Maturava, anzi, una certa consapevolezza che qualcosa non andasse. Ma non ero ancora abbastanza pronto.

E allora mi sono perso ancora. Più di prima. Ho smesso di ascoltarmi. Ho creduto di non poter più essere quel che una volta ero in grado di apprezzare. Non ho più avuto fede. 

Non c'è più stato un confine tra ciò che potevo e quel che volevo essere. Perché non sapevo più di cosa io fossi capace. E chi volessi essere stentavo a realizzarlo. Non credevo di poterlo ancora perseguire. 

Da nessuna parte ho trovato più le parole.Perché di quel che sono non ho più voluto glorificare nulla.L'unica cosa che importava era ciò che non ero.Ho vissuto in negativo. Ho abdicato ciò che sono, svilito e abbandonato.Mi sono fatto prendere da quel che non mi è mai appartenuto.


E a tutta la strada fin lì fatta non ho più pensato. Mi son convinto d'esser rimasto fermo.Non ci ho più visto.  Mi sono perso per i vicoli bui della mente, cadendo nel pozzo dell'insicurezza che ho permesso scavassero, senza oppormi. Ho lasciato che facessero breccia in me quei demoni, lasciando solo stanze tristi e vuote, dove una volta c'era calore ed accoglienza.

Ma, in fin dei conti, la colpa non è di nessuno.È il corso delle cose. In questo cammino ho compreso molte cose. Ho capito che a mancare ero io.

Mi ero sgretolato con tutte le mie fondamenta, perché convinto che ciò non sarebbe potuto mai accadere. Sono caduto quando ho smesso di credere che anche fallire fosse una buona cosa, ogni tanto.

Forse non c'è più modo di tornare indietro.Sarebbe come tornare in vita dopo esser morti. Mi mancherà sempre qualche contatto con la realtà. 

Ma la strada è ancora lunga e sento finalmente l'aria nei polmoni.




martedì 2 settembre 2025

RAGGI DI AGOSTO

Agosto ti sei già dissipato nel nulla, di nuovo, come ogni anno. 

Sono un po' amareggiato. Mi ero quasi dimenticato di onorare questo passaggio. 

Ho rischiato di non salutarti Agosto! 

Eppure, ancora una volta, eccoci qui mentre mi volti le spalle. È già qualche giorno che si sente nell'aria quella magia. È intrisa di quell'antico profumo che racconta il leggero sospiro che accompagna la vita a riposo. Equilibrio tra vita e morte. Si mescolano così bene inizio e fine che non riesco più a distinguerne le sfumature. 

Non so perché tutto questo mi renda felice, nel profondo del cuore, mi porti serenità. 

Ma al contempo è come se venissi privato di una parte vitale di me, di linfa , di una gemma preziosissima. Sono così malinconico. Abbandono, mi sembra, una frazione del mio Io, per sempre destinata a perdersi nel respiro e nella memoria di quelle sensazioni che l'hanno accompagnata. 

Finisce come ogni anno un'era che forse, in realtà, non è durata che pochi giorni.

Mi abbandoni qui, Agosto; ma sai di lasciarmi in buone mani. Sai anche che il tuo profumo si è perso già da tempo, mischiandosi con quello che verrà a sostituirti, col futuro. Ma puoi star sereno perché di te c'è ancora l'impressione. 

Agosto sei bello perché raramente sei perfetto ma sempre sei memorabile.

Agosto ti voglio bene dacché della fugacità hai fatto la tua essenza.

Duri sempre meno di quello che prometti e te n'eri già scappato via quando il calendario aveva ancora il tuo nome in bocca . Ogni tanto sembrerà che tu sia tornato, ma ti starai solo prendendo gioco di me, sarà una dolce illusione.

Arrivederci Agosto. Mi troverai qui la prossima volta che vorrai raccontarmi una storia, la nostra storia.

Fa buon viaggio, a presto.  

      


sabato 16 agosto 2025

Corvi

Se ci si era illusi di aver trovato la serenità, da dove veniva quella incapacità di credere? 

Quando ho smesso di sognare? 

Perché non ricordavo più quali fossero le mie ambizioni? 

Eppure mi guardavo intorno: mi sembrava di essere qui vivo in mezzo ad altra vita. Cosa mi sfuggiva? Perché quella latente sensazione di essere assente a tutto?  

Dove ero finito? Il buco nero in cui sono andato a cacciarmi non finiva più.

Tutto mi scorreva addosso come se niente fosse. Avevo paura di aver già sbagliato tutto, di star continuando a sbagliare. 

Perché non ho più accettato il fallimento? Quando ho smesso di credere che è da questi errori che discende il proprio successo?  Come ho fatto a dimenticare che del caos è figlia l'armonia? 

Ho scordato che ciò che al mondo è sublime ammette, anzi, implica il suo contrario. 

Ho permesso al buio di avvolgere la mia mente. Il torpore letale ha quasi cancellato la mia memoria, risciacquandola del ricordo di quel che mi ha permesso di essere oggi ciò che credo. Ho conosciuto di nuovo la paura dopo molto tempo. Ora che ho qualcosa da difendere, per poco non sono stato in grado di preservarlo.

Ero consapevole di ciò che mi attanagliava ma piuttosto che affrontarlo, ribellarmi e lottare con tutto me stesso perché potessi di nuovo brillare, ho rifiutato di credere che costituisse un problema. Ho ignorato ogni avvisaglia dello stesso, fingendo che la cosa non mi toccasse. 

E cosa ho ottenuto, se non che ogni cosa mi fosse del tutto indifferente? 

Mi sono sentito così piccolo. Mi sono reputato un completo incapace. Ma la cosa mi feriva troppo per ammetterlo, per essere sincero con me stesso. Allora ho camuffato con presunzione ed arroganza. Ho rischiato di  perdere il controllo di ogni cosa solo perché ho preteso di averne più di quanto mi spettasse.

Tante volte ho sfiorato l'idea di risalire la china, l'ho accarezzata e coccolata, per poi affogare senza dignità nei mie malumori, i grandi fautori della mia mediocrità. 

Di quel che mi affliggeva non ho distinto più ciò che era mio da quel che avrebbe dovuto essermi avulso.

Ho vissuto senza curarmene. Il mio sonno non ha avuto riposo. 

Anche se ho paventato che quella fosse diventata la normalità, la mia nuova vita, s'è fatto finalmente tempo di affrontare i demoni che mi hanno spiato al buio. Quei mostri che si sono fatti beffe di me, che hanno inculcato paure e insicurezze. Attendono ancora di vedermi cadere per  avventarsi su di me, di farmi definitivamente loro.  Ma finché avrò la fulgida luce della speranza a illuminare la strada, finché riuscirò ancora a distinguere ciò che è buono, allora loro non mi avranno. 

martedì 4 marzo 2025

PAROLE

 Talvolta le parole schioccano dure e schiaffeggiano come fa un sasso lanciato con forza contro la superficie di uno stagno, a malapena increspato.

Ogni tanto le parole raccontano molto di più di quello che vorrebbero. 

Spesso mal celano rabbia e risentimento, feriscono per il gusto di farlo.

Parole che non rappresentano altro che scappare dalle proprie responsabilità, raccontarsi tante fandonie per sentirsi più sereni, tranquilli con se stessi.

L'arte del mentire si ritorce sempre contro chi ne abusa. Contro chi, suo malgrado, finisce per capitolare nella sua stessa ragnatela.

E allora le parole divengono un mezzo per addossare ad altri paure e, forse, recondite consapevolezze, meschinità che non si ha il coraggio di riconoscere in se stessi.

E delle parole si fa uso incauto senza rendersi conto che si sta raccontando molto di sé.

Parole di ingratitudine, feroci, traditrici.

E si rinnega come l'ultimo dei Pietro.

Si ricaccia ancora una volta nell'angolo buio della mente il sapere di avere torto.

E si offende, si ingiuria, si invocano pretese e dispiaceri, ma in verità non si sa neanche perché si usino certe parole. 

Perché in fondo non si sa veramente cosa si sta dicendo.

Perché le parole hanno abbandonato chi, così ostinatamente, se n'è voluto appropriare senza mai amarle, capirle e men che meno saperle usare. 

Prendono, dunque, il loro corso le parole. Ed esse rinunciano a piegarsi all'incoerenza di chi si è arrischiato a pronunciarle con fermezza e arroganza, non tenendo poi fede a quanto queste volevano promettere. Chi, coi fatti, ha ucciso tutte quelle parole che son precedute ed anco quelle che neppure erano state pronunciate.

Difatti le parole muoiono di fronte alla brutale mestizia di chi le pronuncia. 

Ed io auguro a chi le parole non le ha mai comprese, né mai ha saputo valutarne il peso ed apprezzarne la forza e la dignità, di trovare pace, di perdonarsi e di avere un giorno la forza di capire, infine, le proprie parole.

 



martedì 5 novembre 2024

Maschera

Scegli la tua parte.       

Chi sei?

Chi hai voluto essere fino ad oggi?

Guadagnati il tuo ruolo. Rinnegati e riscopriti di nuovo.

Non hai ancora capito qual è l'entrata del teatro. Hai paura di salire sul piccolo palcoscenico. Indossa panni che non sono i tuoi. 

Dimentica chi sei e inventa chi vuoi essere. Scegli il tuo ruolo. Scegli la tua parte.

Diventa chi sei davvero.

martedì 22 ottobre 2024

MANGIATORI DI TEMPO

Credo che il nostro stato di irrequietezza nasca da quello spasmodico bisogno, arrivati a fine giornata, di fare i conti. Anzi a dire il vero viviamo quasi con agonia tutta la giornata sapendo che quando sarà il momento di coricarsi, prima del sonno giungerà il salasso.

Un conto diverso da quello che può arrivarti al ristorante. Noi mangiatori di tempo odiamo lo spreco più di ogni altro tipo di consumatore. È forse perché alla fine di ogni benedettissima giornata ci tocca pagare tutto, anche ciò che non abbiamo consumato.

Siamo così angustiati dal perdere tempo che ci riempiamo di cose da fare fino a scoppiare.

E poverini tutti quei loschi figuri che quando cala la notte non hanno ottimizzato al meglio il proprio tempo. 

Chi lo pagherà questo debito per loro?

Che ne hanno fatto del loro tempo questi pazzi scialacquatori?

È peccato sprecare tempo, questo lo insegnano ad ogni Mangiatore. E il debito te lo paghi da solo. Ognuno paga con la vita il tempo che spreca e questo è bene impararlo da piccoli. Tu nasci che già non hai tempo e questo lo impari quando l'hai finito.

Sono questi i precetti fondamentali che oggigiorno formano le menti di sani individui.

È questo che la società vuole farci capire.

Chi si ferma è finito.

Eppure a me sembra così strano.

Se mi guardo intorno non vedo gente felice.

Tutti rincorrono il tempo, lo hanno sempre in bocca.

Hanno tutti fretta perché il tempo è sacro e non si può sprecare.

E paghiamo tutto con il tempo.

Ogni anno, mese, giorno, ora, minuto, secondo è moneta spendibile e guai a sprecarla.

Ma a me questo sembra un regime del terrore.

Abbiamo paura della visione di insieme.

Ci spaventa l'idea che è impossibile ottimizzare ogni attimo.

Ci abbrutiamo. 

Ci lobotomizziamo. 

Diventiamo macchine.

Il concetto del tempo si è talmente insinuato nelle menti delle persone da essere diventato dogma.

Ma allora che lo abbiamo a fare questo tempo se temiamo così tanto di sprecarlo?

I Mangiatori di tempo non sono in grado di apprezzare lo scorrere dei secondi.

Loro si turbano quando la lancetta scocca un'altra ora.

I Mangiatori sono solo bestie voraci che si ingozzando del tempo che trovano.

Incapaci di apprezzare i minuti che gli scivolano sulla pelle.

Per i Mangiatori ogni giorno è solo quello dopo ieri o quello che viene domani.

Loro vivono di sole giornate.

Ma quello che non sanno è che per loro il tempo scorre sempre più veloce. 

Folgore

 Si torna sempre lì, a desiderare mondi che non ci sono più.  A interrogarci se davvero facciamo parte di ciò che ci circonda. Come sarebbe ...