Descrizione ed obiettivi

Ho deliberatamente scelto di giocare sui campi semantici caratterizzanti queste due parole, apparentemente agli antipodi, perché credo che, se si individuano determinate sfumature, possano risultare compatibili; ritengo infatti che entrambi gli aggettivi riflettano gli obiettivi programmatici e valoriali di questo blog: da un lato il desiderio di incentivare e di valorizzare la contaminazione, nel senso di commistione, pluralismo e molteplicità, di idee, pensieri e competenze: sono infatti dell’opinione che il confronto possa impreziosire le proprie posizioni e, talvolta, persino indurne un mutamento radicale; dall’altro, l’impegno a rendere questo blog uno spazio incontaminato, cioè puro, quindi libero, perché è esattamente tramite la libertà che si esaltano l’eteromorfismo e l’interazione. È proprio in ossequio a questi principi che ho scelto di rendere partecipi di questo progetto anche altre persone, non certo badando all’affinità delle loro posizioni, bensì selezionandole in base all’incommensurabile stima che nutro nei confronti di ciascuno di loro. A queste persone garantisco una libertà di espressione illimitata, formale tanto quanto sostanziale, che sfocia anche nel diritto (ci mancherebbe altro!) di non esprimersi per nulla: infatti, ritengo che soltanto prendendo le mosse dalla spontaneità e dalla naturalezza si sia in grado di apportare dei contributi di tangibile rilievo, che possano arricchire la comunità.

mercoledì 19 novembre 2025

LACRIME DI EUNOÉ

Mi sono reso conto ad un certo punto che quello che mancava era un riferimento. 

Nel mio girovagare ero andato a sbattere contro dure realtà. Un colpo così forte da stordirmi. 

Allora ho cominciato a dimenticare. E più dimenticavo più perdevo me stesso. Sono arrivato anche a pensare che in fin dei conti siam fatti per star soli. Ho perseguito quella strada. Ho cercato la solitudine. Ma così facendo mi sono snaturato.

Eppure non son stato del tutto incosciente, privo di me. Maturava, anzi, una certa consapevolezza che qualcosa non andasse. Ma non ero ancora abbastanza pronto.

E allora mi sono perso ancora. Più di prima. Ho smesso di ascoltarmi. Ho creduto di non poter più essere quel che una volta ero in grado di apprezzare. Non ho più avuto fede. 

Non c'è più stato un confine tra ciò che potevo e quel che volevo essere. Perché non sapevo più di cosa io fossi capace. E chi volessi essere stentavo a realizzarlo. Non credevo di poterlo ancora perseguire. 

Da nessuna parte ho trovato più le parole.Perché di quel che sono non ho più voluto glorificare nulla.L'unica cosa che importava era ciò che non ero.Ho vissuto in negativo. Ho abdicato ciò che sono, svilito e abbandonato.Mi sono fatto prendere da quel che non mi è mai appartenuto.


E a tutta la strada fin lì fatta non ho più pensato. Mi son convinto d'esser rimasto fermo.Non ci ho più visto.  Mi sono perso per i vicoli bui della mente, cadendo nel pozzo dell'insicurezza che ho permesso scavassero, senza oppormi. Ho lasciato che facessero breccia in me quei demoni, lasciando solo stanze tristi e vuote, dove una volta c'era calore ed accoglienza.

Ma, in fin dei conti, la colpa non è di nessuno.È il corso delle cose. In questo cammino ho compreso molte cose. Ho capito che a mancare ero io.

Mi ero sgretolato con tutte le mie fondamenta, perché convinto che ciò non sarebbe potuto mai accadere. Sono caduto quando ho smesso di credere che anche fallire fosse una buona cosa, ogni tanto.

Forse non c'è più modo di tornare indietro.Sarebbe come tornare in vita dopo esser morti. Mi mancherà sempre qualche contatto con la realtà. 

Ma la strada è ancora lunga e sento finalmente l'aria nei polmoni.




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