Si torna sempre lì, a desiderare mondi che non ci sono più.
A interrogarci se davvero facciamo parte di ciò che ci circonda.
Come sarebbe il mondo se non avessimo mai smesso di sognare? Se non l'avessimo mai conosciuto veramente.
Guariremo dalla malattia della frenesia?
La guerra della brevità distrugge l'arte della contemplazione, l'amore per il complesso, la bellezza della normalità, lenta e compassata.
Sento di non avere spazio per fermarmi. E mi domando in cosa mi permetto di esistere, in un tempo in cui sembra che nulla mi appartenga.
Folgori di passione fanno rinsavire la mente, strappandola alla mediocrità che l'attraversa. Ma poi, beffardi, scompaiono portando tutto con sé, non lasciano nulla sul loro cammino.
E allora si torna sempre lì, a chiedersi se esista una via di fuga da questa gabbia.
A domandarsi se nei nostri pensieri, almeno in quelli, esistiamo ancora.
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