Se ci si era illusi di aver trovato la serenità, da dove veniva quella incapacità di credere?
Quando ho smesso di sognare?
Perché non ricordavo più quali fossero le mie ambizioni?
Eppure mi guardavo intorno: mi sembrava di essere qui vivo in mezzo ad altra vita. Cosa mi sfuggiva? Perché quella latente sensazione di essere assente a tutto?
Dove ero finito? Il buco nero in cui sono andato a cacciarmi non finiva più.
Tutto mi scorreva addosso come se niente fosse. Avevo paura di aver già sbagliato tutto, di star continuando a sbagliare.
Perché non ho più accettato il fallimento? Quando ho smesso di credere che è da questi errori che discende il proprio successo? Come ho fatto a dimenticare che del caos è figlia l'armonia?
Ho scordato che ciò che al mondo è sublime ammette, anzi, implica il suo contrario.
Ho permesso al buio di avvolgere la mia mente. Il torpore letale ha quasi cancellato la mia memoria, risciacquandola del ricordo di quel che mi ha permesso di essere oggi ciò che credo. Ho conosciuto di nuovo la paura dopo molto tempo. Ora che ho qualcosa da difendere, per poco non sono stato in grado di preservarlo.
Ero consapevole di ciò che mi attanagliava ma piuttosto che affrontarlo, ribellarmi e lottare con tutto me stesso perché potessi di nuovo brillare, ho rifiutato di credere che costituisse un problema. Ho ignorato ogni avvisaglia dello stesso, fingendo che la cosa non mi toccasse.
E cosa ho ottenuto, se non che ogni cosa mi fosse del tutto indifferente?
Mi sono sentito così piccolo. Mi sono reputato un completo incapace. Ma la cosa mi feriva troppo per ammetterlo, per essere sincero con me stesso. Allora ho camuffato con presunzione ed arroganza. Ho rischiato di perdere il controllo di ogni cosa solo perché ho preteso di averne più di quanto mi spettasse.
Tante volte ho sfiorato l'idea di risalire la china, l'ho accarezzata e coccolata, per poi affogare senza dignità nei mie malumori, i grandi fautori della mia mediocrità.
Di quel che mi affliggeva non ho distinto più ciò che era mio da quel che avrebbe dovuto essermi avulso.
Ho vissuto senza curarmene. Il mio sonno non ha avuto riposo.
Anche se ho paventato che quella fosse diventata la normalità, la mia nuova vita, s'è fatto finalmente tempo di affrontare i demoni che mi hanno spiato al buio. Quei mostri che si sono fatti beffe di me, che hanno inculcato paure e insicurezze. Attendono ancora di vedermi cadere per avventarsi su di me, di farmi definitivamente loro. Ma finché avrò la fulgida luce della speranza a illuminare la strada, finché riuscirò ancora a distinguere ciò che è buono, allora loro non mi avranno.
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