Incredibile quanto sia sottile il confine tra calma e turbamento.
Gli equilibri si spostano velocemente. Colpa di tempi infelici che non hanno pazienza. Colpa di un'età irrequieta che per antonomasia trova il forte bisogno di esprimersi pel tramite della rivoluzione. Colpa probabilmente anche di un perenne conflitto interiore che, senza mai sfociare in una vera e propria guerra civile e autolesionista, trova comunque il modo di non tacere mai e di ribollire nei meandri della mente.
Il mio essere incredibilmente contraddittorio che sfocia nel recuperare la più grande lucidità solo nei momenti di maggior disordine.
E questo mio dualismo, che si riflette in ogni cosa che faccio, porta con sé il gran pregio d'essere la mia più grande costante, specialmente nei momenti di maggior inerzia.
Quella contraddittorietà che è, forse per natura, il contraltare del sapersi mettere sempre in discussione. Il sintomo più evidente di una curiosità, probabilmente esasperata, nel volersi scoprire, mettersi a nudo anche di fronte a se stessi. Un certo bisogno di scoprire le proprie meschinità prima che lo facciano gli altri per me.
O ancora il desiderio di sperimentare il fallimento, tuttalpiù di sfiorarlo al fine unico ed esclusivo di vedere fin dove la sorte è dalla mia parte e quando, invece, si rende necessario il mio impegno.
Questo mio equilibrio farlocco che come un ponte io costruisco e disfo sotto i miei piedi. Avere il brivido di cadere senza mai farlo. Farsi trasportare dalla corrente e rinsavire subito prima di essere troppo a largo.
E ogni tanto mi faccio prendere un po' troppo la mano e quello che era un gioco, per certi versi anche puerile, diventa una sfida che rischia di capitolare in drammatici risvolti.
E, invece, sono sempre lì con la mia sbalorditiva capacità di galleggiare. E mi interrogo s'io abbia osato abbastanza o se ancora una volta mi sia semplicemente fermato per tempo.
E non soddisfatto sto già cercando di scoprire nuovi limiti e confini, pronto a spingermi sempre più in là come un Odisseo, incapace di gratificarsi e di accettare che possa mai concludersi l'esplorazione dell'io conoscibile.
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