Pur sforzandomi di tenermi stretta la gioia trovo un ingiustificabile senso di liberazione nel mio dolore.
Ho l'impressione che questa sia l'unica lingua che riesco a capire, interpretare, a parlare.
Sento che in fin dei conti sia qui che io riesco a riassumere me stesso.
Allo stesso modo non posso negare che quello che vivo non è un dolore genuino, una tristezza fine a se stessa.
Non penso di essere veramente in grado di spiegare quello che sento. Ed anche se ci provassi credo che nessuno capirebbe veramente.
Ma se dovessi provarci, descriverei il mio umore come una di quelle melodie dolci, lente.
Una di quelle suonate al pianoforte.
Una melodia che ti strappa un sorriso amaro.
Una di quelle da cui ti fai trasportare come sul letto di un fiume.
Una melodia che risale nell'aria e che con se porta un velo di malinconica allegria.
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