Descrizione ed obiettivi

Ho deliberatamente scelto di giocare sui campi semantici caratterizzanti queste due parole, apparentemente agli antipodi, perché credo che, se si individuano determinate sfumature, possano risultare compatibili; ritengo infatti che entrambi gli aggettivi riflettano gli obiettivi programmatici e valoriali di questo blog: da un lato il desiderio di incentivare e di valorizzare la contaminazione, nel senso di commistione, pluralismo e molteplicità, di idee, pensieri e competenze: sono infatti dell’opinione che il confronto possa impreziosire le proprie posizioni e, talvolta, persino indurne un mutamento radicale; dall’altro, l’impegno a rendere questo blog uno spazio incontaminato, cioè puro, quindi libero, perché è esattamente tramite la libertà che si esaltano l’eteromorfismo e l’interazione. È proprio in ossequio a questi principi che ho scelto di rendere partecipi di questo progetto anche altre persone, non certo badando all’affinità delle loro posizioni, bensì selezionandole in base all’incommensurabile stima che nutro nei confronti di ciascuno di loro. A queste persone garantisco una libertà di espressione illimitata, formale tanto quanto sostanziale, che sfocia anche nel diritto (ci mancherebbe altro!) di non esprimersi per nulla: infatti, ritengo che soltanto prendendo le mosse dalla spontaneità e dalla naturalezza si sia in grado di apportare dei contributi di tangibile rilievo, che possano arricchire la comunità.

giovedì 25 gennaio 2024

Inventiva di un presuntuoso psicotico

Sapete, in certi momenti, quando ritengo che un gesto altrui svilisca il mio ego, sarei in 
grado di rinnegare anche la più profonda delle amicizie, il più intenso degli amori. Ho voluto scrivere i pensieri che attraversavano la mia mente in uno di questi momenti per ricordare, anzitutto a me stesso, quanto possa essere razionale l’irragionevolezza…



Contemplate la mediocrità di chi, inconsapevole dei propri evidenti limiti, cerca di avvinghiarsi a coloro che gli sono superiori, finendo per scimmiottarli e, non pago, si prende beffe della loro attitudine, incomprensibile ad un inetto del genere, mentre freme per esibire le sue indegne - presunte - qualità.

Esalta, l’ingrato, la propria ignoranza, si crogiola nella sua inadeguatezza, totalmente avulso da qualsiasi forma di nobiltà, da qualsiasi vezzo umanistico. 

L’amicizia per lui è sfruttamento, àncora cui aggrapparsi quando si acuisce la sua endemica inconsistenza, 
che scambia per malessere. 

Malessere? Soltanto associare questa parola così pregna di 
significato a quell’inetto mi sconforta. Il malessere è percezione, consapevolezza della 
propria condizione, non un mero artifizio atto ad illudersi di disporre di una parvenza di profondità.

E sentitelo, atteggiarsi come un intellettuale mentre snocciola quelle poche parole erudite che è riuscito ad assorbire dalle sue illustre predi, totalmente incapace di elevarsi, ma così tremendamente tronfio, nella propria ostentata mediocrità.

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