Sapete, in certi momenti, quando ritengo che un gesto altrui svilisca il mio ego, sarei in
grado di rinnegare anche la più profonda delle amicizie, il più intenso degli amori. Ho voluto scrivere i pensieri che attraversavano la mia mente in uno di questi momenti per ricordare, anzitutto a me stesso, quanto possa essere razionale l’irragionevolezza…
Contemplate la mediocrità di chi, inconsapevole dei propri evidenti limiti, cerca di avvinghiarsi a coloro che gli sono superiori, finendo per scimmiottarli e, non pago, si prende beffe della loro attitudine, incomprensibile ad un inetto del genere, mentre freme per esibire le sue indegne - presunte - qualità.
Esalta, l’ingrato, la propria ignoranza, si crogiola nella sua inadeguatezza, totalmente avulso da qualsiasi forma di nobiltà, da qualsiasi vezzo umanistico.
L’amicizia per lui è sfruttamento, àncora cui aggrapparsi quando si acuisce la sua endemica inconsistenza,
che scambia per malessere.
Malessere? Soltanto associare questa parola così pregna di
significato a quell’inetto mi sconforta. Il malessere è percezione, consapevolezza della
propria condizione, non un mero artifizio atto ad illudersi di disporre di una parvenza di profondità.
significato a quell’inetto mi sconforta. Il malessere è percezione, consapevolezza della
propria condizione, non un mero artifizio atto ad illudersi di disporre di una parvenza di profondità.
E sentitelo, atteggiarsi come un intellettuale mentre snocciola quelle poche parole erudite che è riuscito ad assorbire dalle sue illustre predi, totalmente incapace di elevarsi, ma così tremendamente tronfio, nella propria ostentata mediocrità.
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