Saranno giuste le domande che mi pongo? Ed io, che sono giorni che non mi riconosco più in quel che mi raccontavo di essere, ho così paura che sia tutta stata finzione.
E quella calma di cui mi ero illuso era solo il preludio di nuovi tormenti? O forse una parte di me è definitivamente morta, non è più di troppo, e semplicemente io non riesco a credere alla realtà al punto da non riconoscere che colui che mi è di fronte allo specchio son sempre io?
È davvero così difficile accettare di essere migliorati? Sono forse necessarie questa ritrosia, diffidenza, incredulità rispetto al fatto di essere, oggi, più capaci di ieri? È forse questa l'agognata consapevolezza: riconoscere di essere stati così limitati prima? E soprattutto, mi abituerò mai al cambiamento? Troverò mai la forza di darmi i giusti meriti, svincolandomi dal peso del pregiudizio che nutro verso me stesso?
Sono forse destinato a tornare quello di prima perché troppo abituato alla mia mediocrità?
Per certo so di temere le risposte.
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