Descrizione ed obiettivi

Ho deliberatamente scelto di giocare sui campi semantici caratterizzanti queste due parole, apparentemente agli antipodi, perché credo che, se si individuano determinate sfumature, possano risultare compatibili; ritengo infatti che entrambi gli aggettivi riflettano gli obiettivi programmatici e valoriali di questo blog: da un lato il desiderio di incentivare e di valorizzare la contaminazione, nel senso di commistione, pluralismo e molteplicità, di idee, pensieri e competenze: sono infatti dell’opinione che il confronto possa impreziosire le proprie posizioni e, talvolta, persino indurne un mutamento radicale; dall’altro, l’impegno a rendere questo blog uno spazio incontaminato, cioè puro, quindi libero, perché è esattamente tramite la libertà che si esaltano l’eteromorfismo e l’interazione. È proprio in ossequio a questi principi che ho scelto di rendere partecipi di questo progetto anche altre persone, non certo badando all’affinità delle loro posizioni, bensì selezionandole in base all’incommensurabile stima che nutro nei confronti di ciascuno di loro. A queste persone garantisco una libertà di espressione illimitata, formale tanto quanto sostanziale, che sfocia anche nel diritto (ci mancherebbe altro!) di non esprimersi per nulla: infatti, ritengo che soltanto prendendo le mosse dalla spontaneità e dalla naturalezza si sia in grado di apportare dei contributi di tangibile rilievo, che possano arricchire la comunità.

mercoledì 18 ottobre 2023

Spettro del passato

Nel 2021, a mo’ di incipit dell’elaborato da presentare alla prova orale della Maturità, tu, ridicolo esaltato, scrivevi le seguenti parole:


“Da qualche tempo ormai sono ammaliato dall’esperienza onirica e da tutto ciò che ne deriva. Ritengo che ai giorni nostri, soprattutto a causa dell’irrefrenabile progresso scientifico e della cieca fiducia nei confronti della scienza stessa, l’uomo abbia sviluppato una mentalità fortemente improntata al materialismo. Bisogna contestualizzare questa dinamica anche all’interno del pragmatismo che caratterizza la società occidentale odierna, capitalista e consumista. All’interno di questo contesto il sogno, fenomeno che interessa tutti gli uomini, ma anche gli animali, sfugge da ogni inquadratura razionale e consequenzialità logica, nonostante tutte le ricerche scientifiche in merito. E proprio quest’esperienza è a mio avviso “la via regia” per non lasciarci ingabbiare da una visione statica ed eccessivamente razionale del mondo. Ciò non significa sfociare nel trascendente ma essenzialmente considerare e dar valore a ciò a cui la ragione non può fornire una risposta esaustiva. Sulla base di questi presupposti, ho considerato proemi fondativi della letteratura classica, di cui si può trarre spunto per considerare l’atemporalità che caratterizza lo stupore di fronte all’esperienza onirica. Sogno e poesia sono un binomio che esalta tutto ciò che trascende l’ordinario e ci restituisce l’emozione pura, positiva o negativa che sia.”

 

Ecco il frammento programmatico della tua inconsistenza, manifesto di una visione stentata e polarizzante della “società occidentale odierna”, scevra da istanze analitiche. Quanto ti beavi di quest’inconcludente staffilata, per averla inserita in un testo di carattere meramente didascalico...

Il tuo insulso richiamo alla trascendenza, all’irrazionalità, mediante la figura del sogno, non è indice di un’ingenua inconsapevolezza relativa alla condizione avvilente che ti affligge, quanto piuttosto il tentativo, patetico e disperato, di fuggirla, come hai sempre fatto, e quale modo migliore, nella sua banalità, di richiamarsi all’elemento onirico? Cosa c’è di più straordinario, agli occhi di un essere limitato come te? 

E quanto ti inorgoglivi quando leggevi e rileggevi queste righe, quando declamavi i versi di Callimaco, di Esiodo, di Ennio e di Lucrezio, provando a convincerti di essere speciale, di essere il migliore, per tentare di estirpare, o quantomeno di soffocare, quell’endemico senso di disagio, di smarrimento, tipico di chi non ha punti di riferimento, di chi non ha certezze. 

Quanto ti compiacevi quando, interrogato, utilizzavi appositamente paroloni per stupire i professori, perché percepissero che eri diverso, fuori dall’ordinario.

Eppure, quando penso a te, mio sgraziato simulacro, non provo rabbia, né tantomeno vergogna, perché tu, assiduo lettore di romanzi, nonostante i tuoi difetti marchiani, irradiavi passione, sprizzavi curiosità, emanavi gioia, benché artefatta, fragile, fugace, senza alcuna remora nel manifestare questi sentimenti, finendo persino per ostentarli.

Ed io, asettico fruitore di saggi, ho il forte timore che non riuscirò mai ad essere come te, a tenere a bada la nostra inquietudine come facevi tu, con la tua innata naturalezza.

Sappi, e so per certo che ne gioirai, che sei migliore di me e che, probabilmente, lo sarai per sempre

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