Descrizione ed obiettivi

Ho deliberatamente scelto di giocare sui campi semantici caratterizzanti queste due parole, apparentemente agli antipodi, perché credo che, se si individuano determinate sfumature, possano risultare compatibili; ritengo infatti che entrambi gli aggettivi riflettano gli obiettivi programmatici e valoriali di questo blog: da un lato il desiderio di incentivare e di valorizzare la contaminazione, nel senso di commistione, pluralismo e molteplicità, di idee, pensieri e competenze: sono infatti dell’opinione che il confronto possa impreziosire le proprie posizioni e, talvolta, persino indurne un mutamento radicale; dall’altro, l’impegno a rendere questo blog uno spazio incontaminato, cioè puro, quindi libero, perché è esattamente tramite la libertà che si esaltano l’eteromorfismo e l’interazione. È proprio in ossequio a questi principi che ho scelto di rendere partecipi di questo progetto anche altre persone, non certo badando all’affinità delle loro posizioni, bensì selezionandole in base all’incommensurabile stima che nutro nei confronti di ciascuno di loro. A queste persone garantisco una libertà di espressione illimitata, formale tanto quanto sostanziale, che sfocia anche nel diritto (ci mancherebbe altro!) di non esprimersi per nulla: infatti, ritengo che soltanto prendendo le mosse dalla spontaneità e dalla naturalezza si sia in grado di apportare dei contributi di tangibile rilievo, che possano arricchire la comunità.

martedì 3 ottobre 2023

L'essere umano: schiavo della natura e delle consuetudini

Nascita.

Crescita.

Lotta per la sopravvivenza.

Riproduzione.

Invecchiamento.

Morte.


Quella appena delineata può sembrare la vita di un qualsiasi animale, e lo è, ma credo che non si distanzi molto da quella umana: l'essere umano, infatti, è a tutti gli effetti un animale, nonostante di animalesco abbia ormai poco. La caratteristica principale che accomuna le due categorie è quella delle pulsioni naturali, indispensabili per la sopravvivenza. 


Ma se con il progresso l'uomo è riuscito a svincolarsi dallo stato brado tipico delle bestie, lo stesso non si può dire per i centri nevralgici della vita umana: infatti, come le bestie, egli nasce dal grembo della madre; cresce grazie al supporto fisico, materiale e spirituale dei genitori (negli animali di solito a crescere i cuccioli è la madre, dato che il maschio ha il solo compito di inseminare la femmina); come l'animale poi l'uomo deve procurarsi da vivere (ormai non servono più ingenti sforzi fisici e combattimenti mortali, ma il meccanismo alla radice è identico); ad un certo punto incontra un membro dell'altro sesso* e con questo mette al mondo uno o più esseri viventi; infine, è soggetto, come le bestie, all'inevitabile declino fisico e mentale, che lo porta alla morte. 


L'uomo, quindi, non è un essere speciale, anzi, esattamente come gli animali è vittima della Natura, "perfida matrigna", per dirla con Leopardi.


L'obiezione che mi si può muovere a questo punto è senz’altro quella di aver tralasciato tutte quelle sfumature, quegli elementi e quelle caratteristiche che indubbiamente ci rendono diversi dagli animali. 


Sto parlando in primis delle relazioni interpersonali, che ci separano dal rapporto meramente utilitaristico che (non) lega gli animali. Alla base di questa prerogativa tutta umana c'è ovviamente l'intelletto, la capacità di elaborare ciò che ci circonda, consentendoci di affezionarci all'altro. Poi dobbiamo all'intelletto anche le grandi menti della storia e tutta l'arte che oggi abbiamo a disposizione.


Se, però, da una parte la ragione è stata motore del progresso e generatrice di bellezza, ritengo che dall'altra essa sia anche la causa di molti problemi in cui gli umani incappano. Il fatto di poter pensare e ragionare ci rende troppo consapevoli di noi stessi, della realtà e delle sue storture, e questo è sicuramente l'elemento più innaturale riscontrabile in natura. 


C'è però da fare una precisazione: non tutti gli esseri umani hanno realmente la consapevolezza di ciò che li circonda. Anzi, l'essere umano medio, pur avendo la possibilità di elevarsi, vive in una condizione di inganno: quella secondo la quale lui è un essere unico e speciale (a questo punto subentrano le ormai anacronistiche religioni). Dunque, la ragione, nella sua potenziale innaturalezza, conduce in realtà nella maggior parte dei casi ad esiti opposti, totalmente favorevoli alla natura. 


Il paradosso risiede nel fatto che la presunta unicità umana non implica il vivere in maniera diversa, ma, anzi, il calarsi ancora di più in un'esistenza sorretta da artifici. Gli artifici di cui parlo sono quei cumuli di convenzioni sociali che quotidianamente illudono l'uomo, facendogli credere di stare facendo qualcosa di unico. 


Partendo da questo aspetto pregnante, vorrei ora giungere a delineare i caratteri della canonica vita umana, a mio parere fortemente contrassegnata dal dilagante conformismo di massa.


Ai passaggi, che possiamo definire naturali, della vita umana (e animale) che ho illustrato nella fase preliminare di questo scritto, possiamo certamente aggiungerne altri, questa volta di ordine prettamente sociale. 


Quando siamo piccoli andiamo a scuola, luogo che dovrebbe essere funzionale ad un pieno sviluppo individuale ed invece si riduce spesso a rifornire il soggetto di fredde nozioni, estrapolate dal loro contesto e dunque inutili alla crescita. In questo frangente iniziano le prime pressioni sociali, che andando avanti si fanno sempre più frequenti: prendere voti alti e diplomarsi in tempo (in tempo per cosa, poi?)! 


Usciti dalla scuola, una volta maggiorenni, arriva la tappa che ci preparerà al mondo del lavoro: laurearsi in breve tempo e con voti alti! Se invece non vuoi andare all'università, a meno che tu non abbia già delle concrete possibilità di guadagno, sei guardato con sospetto: "non pensi al tuo futuro?".

Nel frattempo, si incorre in alcuni passaggi intermedi meno decisivi, ma comunque ritenuti significativi, come quello della patente, da prendere subito, o l'acquisto di una macchina. 


Si giunge quindi alle tappe successive, quelle legate alla nostra affermazione (im)personale. Ecco che bisogna sposarsi presto, comprare una casa e procreare. Ovviamente, bisogna diventare economicamente indipendenti il prima possibile e guadagnare tanto, altrimenti si è dei falliti! 

Il denaro come unico metro di giudizio.


Arrivati a questo punto dell'esistenza è già tutto finito: non resta che lavorare per 30/40 anni (tempo totalmente sottratto alla vita delle persone) per poi "godersi" la pensione tra i dolori della vecchiaia. 


Ecco il copione che seguiamo passivamente, senza esserne consapevoli. 

Ad incidere sono sicuramente le forti pressioni sociali, che ci offrono due opzioni: seguire passivamente il modello, oppure non farlo, ma al prezzo di essere oggetto dello scherno altrui e di sentirsi di conseguenza inadeguati e sbagliati. È chiaro che di fronte a questo bivio, una persona poco sicura di sé non può fare altro che aderire al modello di vita canonico. 


Da quando ho memoria ho sempre provato un forte senso di nausea nei confronti delle tappe prestabilite dell'esistenza. Ritenevo e ritengo che una persona libera debba avere la possibilità di condurre la propria vita in un modo che sia il più possibile affine alle proprie attitudini. Invece, vedo solo miliardi di automi che eseguono gesti meccanici programmati da altri.


È francamente avvilente dover constatare una realtà di questo tipo. L'essere umano può essere altro, qualcosa di migliore. Servirebbe una rivoluzione nel modello di pensiero dominante. 


Bisognerebbe essere più profondi, più riflessivi: non fermarci semplicemente agli aspetti più convenzionali e superficiali della vita, ma scavare nella realtà circostante, per indagarne gli aspetti realmente importanti, relativi alla nostra condizione di esseri umani in senso lato. 


Essere capaci di analizzare e di interpretare criticamente la struttura sociale in cui viviamo è un attributo estremamente importante, di cui non si può fare a meno per esprimere pienamente la propria libertà. Solo in questo modo saremo in grado di sottrarci in via definitiva alla schiavitù delle forme, che attanaglia l’esistenza umana ed ostacola il raggiungimento di una vera felicità. 


Ci vorrebbe, in sostanza, un uomo nuovo.



* per correttezza avrei dovuto citare anche gli orientamenti sessuali diversi da quello eterosessuale, ma ritengo che questi siano, per natura, da escludere dal mio discorso, il cui obiettivo è evidenziare la natura meccanica della procreazione umana e animale.

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