Con la pubblicazione di questo breve post si completa il trittico a sfondo esistenziale che ha segnato la genesi del blog, prometto che dalla prossima settimana passeremo ad altro! L’obiettivo finale di tutti e tre questi testi è sussunto nella ricerca del senso della vita. In questo breve saggio asserisco che la vita ha un senso laddove sia una vita felice e perché si consegua la felicità è indispensabile costruire legami affettivi profondi e sinceri. Spero possiate trovarlo interessante!
L’ambizione fonda la gran parte dei legami e muove l’essere umano; l’uomo desidera ardentemente qualcosa ed è insoddisfatto finché non consegue il suo obiettivo.
Tuttavia, se si perviene ad una prospettiva più ampia e generalizzante della società, non si può non ricorrere alla relativizzazione di ogni risultato conseguito in vita, perché effimera è la vita stessa, innanzi alla morte.
La morte è un’irreversibile livella, di fronte alla quale chiunque è impotente, a prescindere dalla propria condizione sociale e dai propri (in)successi.
Vivere in funzione di ciò che si desidera per sé è, credo, straniante ed avvilente perché induce l’essere umano ad anteporre le sue esigenze e le sue aspirazioni a tutto il resto, inclusi i suoi legami ed i suoi valori morali.
In ogni caso, chiunque, presto o tardi (molti lo comprendono soltanto sul letto di morte), si renderà conto che l’unica ambizione degna di essere contemplata è il desiderio di vivere una vita felice e pregna di significato in sé.
L’ambizione materiale non è altro che il riflesso immediato di quest’ultimo desiderio: si crede, infatti, che assurgendo a ruoli rilevanti nei ranghi della società si sarà in grado di incidere, di lasciare un segno tangibile nella comunità, che sopravviva persino alla morte.
Queste convinzioni sono visceralmente fallaci e fuorvianti perché, se è vero che le figure di spicco, in qualsiasi ambito esse abbiano operato, lasceranno un’eredità tangibile, è altresì vero che quest’eredità sarà neutra, asettica e spersonalizzata, essendo plasmata sulle opere, sui pensieri, sui successi e soprattutto sulla posizione ricoperta da questi soggetti, anziché sulle loro attitudini, o sulla loro personalità.
Soltanto le connessioni, i legami e gli affetti coriacei verranno segnati in perpetuo dalla nostra esistenza, nel senso più viscerale ed intimo del termine, e ciò accadrà a patto che, anziché vivere per noi stessi, per le nostre pulsioni e aspirazioni, viviamo per gli altri, preponendo a tutto il resto il desiderio di arricchire i nostri cari. È esclusivamente in questo modo che potremo lasciare un segno senziente e tangibile, intriso della nostra essenza.
In conclusione, la felicità non può essere raggiunta in un contesto di aridità di affetti e di legami superficiali perché, per essere lieti, necessitiamo della condivisione, del confronto, del dialogo con l’altro, che non si limiti al tentativo di accrescere il nostro spessore culturale, morale o valoriale, ma che altresì sussuma nei propri intenti il desiderio di arricchire, di sublimare, gli orizzonti altrui, agendo in ottica comunitaria.
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