Descrizione ed obiettivi

Ho deliberatamente scelto di giocare sui campi semantici caratterizzanti queste due parole, apparentemente agli antipodi, perché credo che, se si individuano determinate sfumature, possano risultare compatibili; ritengo infatti che entrambi gli aggettivi riflettano gli obiettivi programmatici e valoriali di questo blog: da un lato il desiderio di incentivare e di valorizzare la contaminazione, nel senso di commistione, pluralismo e molteplicità, di idee, pensieri e competenze: sono infatti dell’opinione che il confronto possa impreziosire le proprie posizioni e, talvolta, persino indurne un mutamento radicale; dall’altro, l’impegno a rendere questo blog uno spazio incontaminato, cioè puro, quindi libero, perché è esattamente tramite la libertà che si esaltano l’eteromorfismo e l’interazione. È proprio in ossequio a questi principi che ho scelto di rendere partecipi di questo progetto anche altre persone, non certo badando all’affinità delle loro posizioni, bensì selezionandole in base all’incommensurabile stima che nutro nei confronti di ciascuno di loro. A queste persone garantisco una libertà di espressione illimitata, formale tanto quanto sostanziale, che sfocia anche nel diritto (ci mancherebbe altro!) di non esprimersi per nulla: infatti, ritengo che soltanto prendendo le mosse dalla spontaneità e dalla naturalezza si sia in grado di apportare dei contributi di tangibile rilievo, che possano arricchire la comunità.

martedì 5 marzo 2024

Repressione

La disarmante incapacità delle persone di rendersi conto di ciò che le circonda. L'inspiegabile disattenzione nel comprendere ed amare le cose che si hanno. Perché l'uomo impara la lezione solo quando le cose le ha perse. 

Uno di quei disegni divini insoluti e indecifrabili. 

Quelle cose che non hanno risposta.

E allora quale è il senso di quell'affaccendarsi umano, se ogni volta è per imparare una lezione che lascia solo l'amaro in bocca?

Perché non godere veramente e genuinamente di quello che si ha? 

Perché non trattare con decoro e gaudio le persone che ci circondano, fintanto che queste sono lì ad arricchire le nostre vite.

Quale è il senso di rimpiangerle e basta? 

E quella parola e quel gesto d'amore imponenti massi, così difficili da spostare. 

Che nome ha questo insulso sentimento di impotenza di fronte al bello? 

Quale oscura forza ci trattiene dal fare quelle piccole, piccolissime carezze che aprirebbero il cuore delle persone? Quali  conseguenze possiamo mai temere in un gesto d'amore?

Eppure, mio malgrado, io non sono da meno. Spero di avere la forza di scacciare la paura, quando non sarà troppo tardi.



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