Descrizione ed obiettivi

Ho deliberatamente scelto di giocare sui campi semantici caratterizzanti queste due parole, apparentemente agli antipodi, perché credo che, se si individuano determinate sfumature, possano risultare compatibili; ritengo infatti che entrambi gli aggettivi riflettano gli obiettivi programmatici e valoriali di questo blog: da un lato il desiderio di incentivare e di valorizzare la contaminazione, nel senso di commistione, pluralismo e molteplicità, di idee, pensieri e competenze: sono infatti dell’opinione che il confronto possa impreziosire le proprie posizioni e, talvolta, persino indurne un mutamento radicale; dall’altro, l’impegno a rendere questo blog uno spazio incontaminato, cioè puro, quindi libero, perché è esattamente tramite la libertà che si esaltano l’eteromorfismo e l’interazione. È proprio in ossequio a questi principi che ho scelto di rendere partecipi di questo progetto anche altre persone, non certo badando all’affinità delle loro posizioni, bensì selezionandole in base all’incommensurabile stima che nutro nei confronti di ciascuno di loro. A queste persone garantisco una libertà di espressione illimitata, formale tanto quanto sostanziale, che sfocia anche nel diritto (ci mancherebbe altro!) di non esprimersi per nulla: infatti, ritengo che soltanto prendendo le mosse dalla spontaneità e dalla naturalezza si sia in grado di apportare dei contributi di tangibile rilievo, che possano arricchire la comunità.

giovedì 15 febbraio 2024

Coscienza di classe

Ormai si abituano a tutto, stupri, guerre, omicidi, femminicidi, violenze, abusi, droghe, ne sentono così tante, sono talmente saturi che ogni volta che ascoltano una notizia drammatica, dopo qualche secondo di contrita compassione, tornano alle loro occupazioni, al loro piccolo, fragile ecosistema, che credono perfetto, alla loro misera vita, che credono al riparo da certe devianze (anche se per alcuni di loro le devianze sono altre).

La loro società è profondamente, radicalmente, frammentata e non c’è spazio per alcuna forma di coscienza di classe, nella concezione più sociale del termine, perché non contemplano alcuna prospettiva cooperativista, sepolta com'è da cumuli di istanze individualiste. È in questo modo che creano terreno fertile perché certe storture, certi paradigmi tossici, si consolidino e continuino ad imperversare indisturbati, nel silenzio ammiccante delle istituzioni.

Rappresentazione plastica del loro contesto sociale, estremamente sfilacciato, è il dibattito politico attuale, che, anziché evidenziare, vagliare e contrastare certi schemi mentali, anzitutto culturali, si appropria dei casi di cronaca in chiave esclusivamente propagandista, isolando il carnefice dalla vittima e passandolo al setaccio, nel tentativo di evidenziare elementi collaterali come la provenienza, lo status politico-sociale, la religione professata, atti a foraggiare le arcinote idee populiste: a loro piace sentirsi dire che sono migliori degli altri perché italiani, perché cattolici, perché eterosessuali, li strappa dalla loro atavica mediocrità.

Chi mi conosce lo sa: sono profondamente nauseato da queste e da altre dinamiche, che ogni giorno prendono sempre più piede nel mondo in cui viviamo (purtroppo non è un problema soltanto italiano) e so che anche molte di voi lettrici lo siete, ma non dobbiamo lasciare che il nostro disgusto si tramuti in inerzia, in impotenza, spetta a noi giovani scuotere il mondo, perché a “loro”, evidentemente, va bene così, e per farlo dobbiamo riscoprire il significato, la dirompenza trascinante, dell’associazione, dell’unione, della cooperazione, dell’attivismo, non basta che ognuno faccia qualcosa per conto proprio, dobbiamo prenderli di petto, mano nella mano, con la forza delle voci, con la forza delle idee, con la forza della solidarietà.

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