Ormai si abituano a tutto, stupri, guerre, omicidi, femminicidi, violenze, abusi, droghe, ne sentono così tante, sono talmente saturi che ogni volta che ascoltano una notizia drammatica, dopo qualche secondo di contrita compassione, tornano alle loro occupazioni, al loro piccolo, fragile ecosistema, che credono perfetto, alla loro misera vita, che credono al riparo da certe devianze (anche se per alcuni di loro le devianze sono altre).
La loro società è profondamente, radicalmente, frammentata e
non c’è spazio per alcuna forma di coscienza di classe, nella concezione più sociale
del termine, perché non contemplano alcuna prospettiva cooperativista, sepolta com'è da cumuli di istanze individualiste. È in questo modo che creano terreno
fertile perché certe storture, certi paradigmi tossici, si consolidino e continuino
ad imperversare indisturbati, nel silenzio ammiccante delle istituzioni.
Rappresentazione plastica del loro contesto sociale,
estremamente sfilacciato, è il dibattito politico attuale, che, anziché
evidenziare, vagliare e contrastare certi schemi mentali, anzitutto culturali, si
appropria dei casi di cronaca in chiave esclusivamente propagandista, isolando
il carnefice dalla vittima e passandolo al setaccio, nel tentativo di
evidenziare elementi collaterali come la provenienza, lo status politico-sociale,
la religione professata, atti a foraggiare le arcinote idee populiste: a loro piace
sentirsi dire che sono migliori degli altri perché italiani, perché cattolici,
perché eterosessuali, li strappa dalla loro atavica mediocrità.
Chi mi conosce lo sa: sono profondamente nauseato da queste
e da altre dinamiche, che ogni giorno prendono sempre più piede nel mondo in
cui viviamo (purtroppo non è un problema soltanto italiano) e so che anche
molte di voi lettrici lo siete, ma non dobbiamo lasciare che il nostro disgusto
si tramuti in inerzia, in impotenza, spetta a noi giovani scuotere il mondo,
perché a “loro”, evidentemente, va bene così, e per farlo dobbiamo riscoprire
il significato, la dirompenza trascinante, dell’associazione, dell’unione,
della cooperazione, dell’attivismo, non basta che ognuno faccia qualcosa per
conto proprio, dobbiamo prenderli di petto, mano nella mano, con la forza delle
voci, con la forza delle idee, con la forza della solidarietà.
Nessun commento:
Posta un commento