Descrizione ed obiettivi

Ho deliberatamente scelto di giocare sui campi semantici caratterizzanti queste due parole, apparentemente agli antipodi, perché credo che, se si individuano determinate sfumature, possano risultare compatibili; ritengo infatti che entrambi gli aggettivi riflettano gli obiettivi programmatici e valoriali di questo blog: da un lato il desiderio di incentivare e di valorizzare la contaminazione, nel senso di commistione, pluralismo e molteplicità, di idee, pensieri e competenze: sono infatti dell’opinione che il confronto possa impreziosire le proprie posizioni e, talvolta, persino indurne un mutamento radicale; dall’altro, l’impegno a rendere questo blog uno spazio incontaminato, cioè puro, quindi libero, perché è esattamente tramite la libertà che si esaltano l’eteromorfismo e l’interazione. È proprio in ossequio a questi principi che ho scelto di rendere partecipi di questo progetto anche altre persone, non certo badando all’affinità delle loro posizioni, bensì selezionandole in base all’incommensurabile stima che nutro nei confronti di ciascuno di loro. A queste persone garantisco una libertà di espressione illimitata, formale tanto quanto sostanziale, che sfocia anche nel diritto (ci mancherebbe altro!) di non esprimersi per nulla: infatti, ritengo che soltanto prendendo le mosse dalla spontaneità e dalla naturalezza si sia in grado di apportare dei contributi di tangibile rilievo, che possano arricchire la comunità.

giovedì 14 settembre 2023

Fragilità coriacee


Ho scelto di inaugurare il blog con questo post, il cui intento è quello di esporre i miei timori e le mie angosce, anche e soprattutto in relazione a questo progetto. Credo infatti che rendere edotti i lettori di queste fragilità, mediante una comunicazione limpida e diretta, prevenga la proliferazione di ambiguità e fraintendimenti in futuro e rinsaldi, di conseguenza, le giunture essenziali di quest’iniziativa. 


Ogni estate, da qualche anno a questa parte, porta con sé gli stessi dubbi, le stesse incertezze, le stesse dinamiche.

L’estate, dunque l’ “otium”, ovverosia la sospensione delle attività abituali svolte durante il resto dell’anno, lascia il tempo necessario per riflettere ed inevitabilmente si finisce per pensare alla propria condizione attuale, si rimugina sulle scelte del passato e ci si interroga su quelle future.

La sovrapposizione di questi piani temporali genera uno strascico univoco, riconducibile ad un incolmabile senso di incompiutezza.

Penso sia questa la sorte degli insicuri, che certo non lesinano di spirito di intraprendenza, ma che, ogniqualvolta mettano in pratica le loro idee, vengono assaliti dal fatale spettro dell’incertezza. Ma qual è la fonte generatrice di questa condizione? Credo sia la costante e smodata attenzione verso il giudizio altrui, il timore di deludere, di non piacere, o, meglio, di non stupire, di non riuscire a lasciare il segno, di essere dimenticati.

La principale conseguenza di questo stato d’animo endemico è l’incostanza, che scaturisce dal timore di produrre qualcosa di irrilevante per i propri interlocutori.

L’incostanza implica naturalmente l’abbandono di ogni forma di velleità, di qualsiasi tenore esse siano, e dunque, ancora, l’ineluttabile condizione di insoddisfazione e di incompiutezza cui facevo riferimento in precedenza, che invera “ex novo” il processo di cui sopra.

La forza motrice di questo ciclo condanna a questa condizione avvilente ma, al tempo stesso, fornisce un’eterea speranza: trattasi dell’irriducibile tensione verso la grandezza, la quale, anziché inverarsi in sé, necessita spasmodicamente del riconoscimento altrui.

Quando questa forza si esaurirà, l’inerzia e l’indolenza trionferanno irreversibilmente, inibendo ogni forma di speranza e di delusione.





Nessun commento:

Posta un commento

Folgore

 Si torna sempre lì, a desiderare mondi che non ci sono più.  A interrogarci se davvero facciamo parte di ciò che ci circonda. Come sarebbe ...