La morale, l’etica, gli ideali, le convinzioni, la virtù, il talento, la vita stessa…Tutto indiscriminatamente relativo, discrezionale, labile e conseguentemente destituito della pregnanza originaria, perché è vero che ognuno di noi è diverso, ma è anche vero che siamo legati alla stessa matrice, ché se neghiamo la nostra natura univoca, perdiamo ogni collante, ci strappiamo alla nostra stessa specie.
L’apparenza regna sovrana perché nessuno è in grado di
guardare oltre e allora tanto vale fingere finché non si dimentica di star
fingendo, finché non diventa la normalità, finché non si crede alla simulazione
a tal punto che ci si aliena dalla realtà.
Poi all’improvviso ti svegli che ti ritrovi catapultato
dietro le quinte e capisci che nulla è autentico, che tutti interpretano un
ruolo, che sei diventato un pallido simulacro di te stesso e continui
placidamente a recitare, calcando meccanicamente il palco dell’esistenza assieme
ad altre asettiche parvenze.
È così terribile, non siamo altro che monadi a se stanti che
si illudono di volersi bene per sentirsi meno sole e che sono disposte a tutto
pur di essere accettate, che calpestano la propria essenza sull’altare di
un’elusiva illusione, ma che non lasciano altro che un effimero sospiro stentato.
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