Descrizione ed obiettivi

Ho deliberatamente scelto di giocare sui campi semantici caratterizzanti queste due parole, apparentemente agli antipodi, perché credo che, se si individuano determinate sfumature, possano risultare compatibili; ritengo infatti che entrambi gli aggettivi riflettano gli obiettivi programmatici e valoriali di questo blog: da un lato il desiderio di incentivare e di valorizzare la contaminazione, nel senso di commistione, pluralismo e molteplicità, di idee, pensieri e competenze: sono infatti dell’opinione che il confronto possa impreziosire le proprie posizioni e, talvolta, persino indurne un mutamento radicale; dall’altro, l’impegno a rendere questo blog uno spazio incontaminato, cioè puro, quindi libero, perché è esattamente tramite la libertà che si esaltano l’eteromorfismo e l’interazione. È proprio in ossequio a questi principi che ho scelto di rendere partecipi di questo progetto anche altre persone, non certo badando all’affinità delle loro posizioni, bensì selezionandole in base all’incommensurabile stima che nutro nei confronti di ciascuno di loro. A queste persone garantisco una libertà di espressione illimitata, formale tanto quanto sostanziale, che sfocia anche nel diritto (ci mancherebbe altro!) di non esprimersi per nulla: infatti, ritengo che soltanto prendendo le mosse dalla spontaneità e dalla naturalezza si sia in grado di apportare dei contributi di tangibile rilievo, che possano arricchire la comunità.

giovedì 8 febbraio 2024

Vite artefatte

 La morale, l’etica, gli ideali, le convinzioni, la virtù, il talento, la vita stessa…Tutto indiscriminatamente relativo, discrezionale, labile e conseguentemente destituito della pregnanza originaria, perché è vero che ognuno di noi è diverso, ma è anche vero che siamo legati alla stessa matrice, ché se neghiamo la nostra natura univoca, perdiamo ogni collante, ci strappiamo alla nostra stessa specie.

L’apparenza regna sovrana perché nessuno è in grado di guardare oltre e allora tanto vale fingere finché non si dimentica di star fingendo, finché non diventa la normalità, finché non si crede alla simulazione a tal punto che ci si aliena dalla realtà.

Poi all’improvviso ti svegli che ti ritrovi catapultato dietro le quinte e capisci che nulla è autentico, che tutti interpretano un ruolo, che sei diventato un pallido simulacro di te stesso e continui placidamente a recitare, calcando meccanicamente il palco dell’esistenza assieme ad altre asettiche parvenze.

È così terribile, non siamo altro che monadi a se stanti che si illudono di volersi bene per sentirsi meno sole e che sono disposte a tutto pur di essere accettate, che calpestano la propria essenza sull’altare di un’elusiva illusione, ma che non lasciano altro che un effimero sospiro stentato.

 

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