Descrizione ed obiettivi

Ho deliberatamente scelto di giocare sui campi semantici caratterizzanti queste due parole, apparentemente agli antipodi, perché credo che, se si individuano determinate sfumature, possano risultare compatibili; ritengo infatti che entrambi gli aggettivi riflettano gli obiettivi programmatici e valoriali di questo blog: da un lato il desiderio di incentivare e di valorizzare la contaminazione, nel senso di commistione, pluralismo e molteplicità, di idee, pensieri e competenze: sono infatti dell’opinione che il confronto possa impreziosire le proprie posizioni e, talvolta, persino indurne un mutamento radicale; dall’altro, l’impegno a rendere questo blog uno spazio incontaminato, cioè puro, quindi libero, perché è esattamente tramite la libertà che si esaltano l’eteromorfismo e l’interazione. È proprio in ossequio a questi principi che ho scelto di rendere partecipi di questo progetto anche altre persone, non certo badando all’affinità delle loro posizioni, bensì selezionandole in base all’incommensurabile stima che nutro nei confronti di ciascuno di loro. A queste persone garantisco una libertà di espressione illimitata, formale tanto quanto sostanziale, che sfocia anche nel diritto (ci mancherebbe altro!) di non esprimersi per nulla: infatti, ritengo che soltanto prendendo le mosse dalla spontaneità e dalla naturalezza si sia in grado di apportare dei contributi di tangibile rilievo, che possano arricchire la comunità.

giovedì 2 novembre 2023

Di noi che sarà?

 

No, io non credo in Dio, io non scambierei la più misera delle vite con il più sfarzoso degli aldilà, sono troppo attaccato alla vita per credere in Dio, non sarò mai in grado di fremere per incontrarLo, neanche se la vita dovesse divenirmi insopportabile, perché sono profondamente convinto di non essere nulla senza le mie percezioni, le mie sensazioni e, conseguentemente, senza il mio corpo.

Allo stesso tempo, però, avverto Dio, pur non credendoci ci sono dei momenti in cui lo percepisco, in cui realizzo di non poter non pensare che Dio esista e che, al contrario di ciò che ormai credono in molti, si cura di noi, altrimenti non lo sentirei così vicino. Io credo nell’esistenza di Dio ma non credo IN Dio.

O meglio, forse, credo ma non ho fede, perché essere fedeli significa sacrificare tutto, persino se stessi, affidarsi indiscriminatamente a Dio per essere da Lui accolti. Io sono troppo attaccato alla vita per essere in grado di rinunciarvi deliberatamente.

In molti si interrogano sull’esistenza dell’aldilà ma nessuno, neanche la Bibbia, se si eccettua qualche cenno nell’ambito della speculazione escatologica, riflette sulle modalità in cui verrà condotta la vita ultraterrena, a patto che si creda che ve ne sia una.

Probabilmente l’uomo non è in grado di discernere a tal punto, ma una cosa è certa: anima e corpo si scinderanno e ciò non significa soltanto che non ci sarà possibile percepire, recepire e reagire agli stimoli esterni come siamo abituati a fare, ma anche che saremo impossibilitati a comunicare secondo i canoni e le modalità correnti.

Spesso a chi subisce un lutto viene prospettato un futuro ricongiungimento con il defunto nell’aldilà, ma, mi chiedo, che piacere si trae dalla compagnia di qualcuno con cui non è possibile interagire o, perlomeno, non come siamo abituati?

Benché proclami il mio attaccamento alla vita, sono comunque lungi dall’esserne appagato perché convivo con lo spettro costante della morte, pronto a tangere me ed i miei cari.

L’unico motivo per cui questa condizione mi è ancora sopportabile risiede nel fatto che sono ancora giovane e che, dunque, auspicabilmente, ho ancora molti anni da vivere.

Spesso noto, tra il curioso e l’ammirato, la serenità con cui molti anziani conducono la propria esistenza e provo ad intuire a cosa sia dovuta: se alla rassegnazione, ad una sorta di assuefazione, oppure ad un’idea della morte benevola e conciliante, oppure ancora se l’esperienza gli abbia insegnato qualcosa che a me, in questa fase della vita, sfugge.

Talvolta, inoltre, penso anche che, per quanto ora mi sembri fugace, la vita possa essere percepita, da chi l’ha vissuta tutta, come oltremodo lunga, tanto che si giunge ad un momento in cui si è appagati a tal punto da allentare la presa su di essa.

Probabilmente, le mie sono solo vane, effimere speranze, ma mi aiutano a non farmi sopraffare dalle mie stesse speculazioni, a non disperare al pensiero dell’avvenire.

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